Ero poco più di una bambina quando tutto ebbe inizio.
Ricordo come se fosse ieri quella notte. Era un'estate calda, di quelle che si vedono una volta ogni vent'anni. Il caldo lo sentivi addosso come un macigno, l'aria era pesante e la mia camera, una piccola stanzetta al secondo piano di un vecchio palazzo, era un forno sia di giorno che di notte.
Era impossibile dormire.
Mi alzai nel bel mezzo della notte, erano forse le quattro, completamente sudata ed aprii la finestra. Le strade erano vuote, non c'era un'anima in giro, solo in lontananza si sentiva qualche auto correre sui sanpietrini e nulla più.
Scesi al piano di sotto per prendere un po' d'acqua fresca e ricordo che, nel momento in cui aprii la porta del frigo, la luce pulsò come se stesse per andarsene l'elettricità fino a riprendere il suo normale funzionamento. Bevvi il mio bicchier d'acqua e risalii. Prima di rimettermi a letto presi un'ultima boccata d'aria dalla finestra e fu allora che vidi qualcosa di strano.
La mia camera affacciava su di una stradina senza uscita, lunga forse un centinaio di metri e alla fine della strada, vicino alla parete di una vecchia casa abbandonata, c'era qualcuno. Un'ombra più che altro, di cui non si potevano distinguere i lineamenti ne gli abiti ne il viso, ma c'era qualcuno. E quel qualcuno mi guardava. Non vedevo i suoi occhi, ma ero sicura mi stesse fissando.
Mi allontanai di istinto dalla finestra e mi rimisi a letto. Ero agitata ed impaurita ma cercai di convincermi che era solo una mia fantasia, che forse nemmeno era stato reale e che, probabilmente, si era trattato di un semplice gioco di luci. In più abitavo al secondo piano, c'erano i miei nella stanza accanto, mio fratello, mia sorella, non mi sarebbe mai potuto accadere nulla. Mentre mi ripetevo queste cose, lentamente, mi addormentai.
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