giovedì 11 ottobre 2018

The Tears

Quell'immagine rimase impressa in me come un marchio a fuoco. Mi svegliai urlando in camera all'alba, ero sola, sudata ma sentivo un gelo avvolgermi l'anima. Quello che avevo visto era crudele, terribile. Quella bambina si dimenava e piangeva, cercava aiuto ma io non ero riuscita a salvarla. Era precipitata davanti ai miei occhi. Avrei dovuto vederlo come un semplice brutto sogno ma più ci provavo e più era un pensiero fisso.
Non riuscivo proprio a chiuderlo in una scatoletta e gettarlo via, per me era più che un incubo, era un ricordo.
La notte diventava sempre più difficile da affrontare. Avrei voluto non arrivasse mai, non sparisse mai il sole e non arrivasse mai la stanchezza. Provavo a reggere bevendo caffè e guardando la TV ma arrivava il momento in cui semplicemente crollavo.
Una di quelle notti, dopo due giorni che non dormivo, mi ritrovai per l'ennesima volta in quel mondo cupo. Tirava un vento molto forte che piegava l'erba alta davanti a me. Questa volta però ero nello stesso luogo del sogno precedente, il grande anfiteatro. Vedevo le arcate e le gradinate attraverso le sterpaglie mosse dal vento.
Fuori l'ingresso, sui gradini di marmo, c'era una ragazza. Era seduta con la testa tra le mani e piangeva. Una scena molto differente da quelle che ormai ero abituata a vivere. Mi avvicinai lentamente, avevo i nervi a fior di pelle e non sapevo cosa aspettarmi. Capivo solo che tra le lacrime ed i singhiozzi diceva un nome, Anna.
Arrivata a qualche passo di distanza le rivolsi la parola.
"Scusa" dissi con voce bassa. Lei alzò la testa e mi guardò. Aveva gli occhi rossi ed il volto scavato dalle lacrime. Avrà avuto forse 25 anni.
Mi guardò per qualche istante come se fosse sorpresa di vedermi li.
"Scusa se te lo chiedo, ma ti è successo qualcosa? Posso aiutarti?" le chiesi.
"Non volevo, non sono stata io, è stato lui... lei era la mia bambina, la mia bambina" rispose nascondendo il volto tra le mani.
Mi sedetti accanto a lei cercando di capire il motivo di tanto dolore.
"Non capisco, non sei stata tu a fare cosa?"
"Io non le avrei mai fatto del male, era la mia bambina, la mia Anna"
La fissai in silenzio per qualche secondo, poi continuò
"Io ero qui mentre quella cosa le faceva del male, ma non ero io, era quell'essere, non ero io"
"Scusa non so come ti chiami"
Lei mi guardò. Nei suoi occhi si leggeva la profondità del dolore che si portava dentro
"Io sono Isabelle, Anna era mia figlia"
"Io sono Xoryn, se vuoi parlarne magari potrebbe aiutarti"
Esitò qualche secondo poi iniziò a raccontarmi la loro storia.
"Avevo 24 anni quando scoprii di essere incinta. Lui, il padre, non volle saperne nulla ed io ero completamente nel panico. Non sapevo come avrei fatto ad andare avanti, come avrei potuto assicurarle un futuro. Mi portai dietro questi dubbi per 9 lunghi mesi. Poi la vidi, lei mi sorrise e tutto sparì. Non c'era più nulla, nessun problema, esisteva solo lei. Trovai un lavoro, una casa, insomma le cose andavano per il meglio, fin quando non iniziò"
"Iniziò cosa?"
"Gli incubi, non iniziarono gli incubi"
Dinanzi a quelle parole un brivido molto reale mi salii lungo la schiena, ma volevo saperne di più, dovevo capirne di più.
"Quali incubi?" Le chiesi temendo la risposta.
"Un essere oscuro, con gli occhi rossi e senza volto. Lo vedevo ogni notte, mi perseguitava"
Restai in silenzio fissandola con gli occhi spalancati. Lei se ne accorse
"Lo hai visto pure tu?"
"Si, purtroppo si... l'ho sognato un paio di volte".
"All'inizio è così. Poi diventa un rito, ogni singola notte. Fin quando non ti porta allo stremo, ti distrugge fisicamente e mentalmente e si prende tutto quello che hai"
"Cosa vuol dire si prende tutto quello che hai?"
Mi prese per le spalle con forza e si avvicinò ad un palmo dal mio volto
"Ha ucciso mia figlia, la mia Anna, proprio qui, in questo posto"
Mi alzai di scatto facendo qualche passo indietro. Lei riprese a piangere più forte di prima, annegando nelle lacrime tra le sue mani. Non poteva essere vero, stava parlando di quella bambina, quella che avevo visto precipitare.
Mentre ero in piedi, pietrificata da quelle parole lei si alzò e si avvicinò.
"Scappa, va via se puoi... non lasciarlo vincere"
"Io non so come fare"
Le mi fisso un secondo mi prese per il collo e mi urlò in faccia
"Va via!!!"
Quell'urlo mi fece tornare nella mia camera. Mi misi seduta sul letto a riflettere. Potevo aver immaginato davvero tutto? Era possibile che mi avesse talmente toccato il sogno della bambina da creare un'intera storia su di lei dal nulla? Era la mia mente in grado di fare tutto questo?
Pensai a quello che mi aveva detto quella donna, pensai a quello che mi aveva raccontato, pensai ai nomi. E se fosse stato tutto vero? Se in qualche modo avessi vissuto qualcosa di reale? Dovevo saperlo.
Presi lo smartphone dal comodino accanto al letto e aprii il browser. Scrissi parole chiave come "Isabelle", "Anna", "Neonata", "Precipitata" e lanciai la ricerca.
Il risultato mi tolse il respiro.
"Madre uccide la figlioletta di pochi mesi e si toglie la vita", "Anna non ce l'ha fatta, si è spenta dopo ore di agonia" ed ancora "Isabelle Rodriguez scavalca recinzione dello stadio e getta dal settore più alto sua figlia di pochi mesi, poi si suicidia lanciandosi nel vuoto".
Per un attimo credo mi si sia fermato il cuore. Avevo visto quella bambina, l'avevo tenuta in braccio. Avevo parlato con la madre. Se tutto era vero non erano semplici incubi.
Se tutto era vero forse anche i precedenti lo erano.
Se tutto era vero anche quell'essere poteva esserlo...


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